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Achel

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L’abbazia di San Benedetto o Achelse Kluis (che vuol dire rifugio di Achel), si trova tra il Belgio e l’Olanda in provincia di Limburgo belga.

Dopo la “Guerra degli ottant’anni” (una ribellione delle Province Unite contro il dominio spagnolo che durò dal 1568 al 1648 e terminò con la Pace di westfalia e l’indipendenza delle Province)

fu proibita la celebrazione della Santa Messa con rito Cattolico e quindi alcuni fedeli si impegnarono per costruire una piccola cappella al di fuori del territorio della nuova repubblica, dove potersi riunire in momenti di preghiera.

La cappella si ampliò grazie alla presenza di un gruppo di eremiti, che si erano stabilizzati in zone vicine, ma purtroppo nel 1789 vennero scacciati da alcuni rivoluzionari francesi e i terreni furono venduti a dei privati.

Dopo oltre 50 anni questi terreni furono acquistati da un sacerdote e grazie all’aiuto economico di alcuni benefattori e nel 1871 il monastero venne innalzato al rango di abbazia.

I monaci non persero tempo e subito iniziarono la coltivazione dei terreni circostanti, bonificando molti ettari per rendere l’abbazia indipendente.

La vita del monastero proseguì tranquillamente, fino allo scoppio della prima guerra mondiale, quando nel 1917 i locali dell’abbazia furono bombardati e fatti sgomberare dall’esercito tedesco.

Alcuni documenti affermano che i tedeschi abbiano smantellato i bollitori della birreria per ricavarci 725 Kg di rame da utilizzare per costruire materiale bellico.

I monaci, che nel frattempo si erano rifugiati in monasteri vicini, riuscirono a tornare ad Achel solo alla fine della guerra.

Subirono all’epoca diversi danni e dopo aver chiesto un risarcimento al Ministero della Guerra belga, riuscirono ad ottenere solo una parte del denaro richiesto.

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, i monaci furono minacciati dalla Gestapo e dovettero abbandonare il monastero e poterono tornarci solo nel 1946.

I lavori di ricostruzione iniziarono subito e nel 1952 terminarono.

Nel 1970 i monaci aprirono un negozio dove vendevano cioccolatini e i visitatori iniziarono a chiedere insistentemente la birra dell’abbazia (che fino a quel momento veniva prodotta solo per il consumo dell’abbazia stessa).

Così Achel strinse un accordo con Pierre Celis, del birrificio “De Kluis Hoegaarden” per cambiare il nome della sua Vander Abt in Trappistenbier van De Achelese Kluis (anche se poi la parola Trappistenbier venne rimossa dall’etichetta dopo aver suscitato delle proteste).

Nel 1985 De Kluis andò a fuoco e la produzione fu affidata a Sterckens e poi a Den Teut, prima che Achel decidesse di aprire un suo burrificio.

I monaci vendettero alcuni terreni attorno all’abbazia, dai quali ricavarono circa mezzo milione di euro, e nel 1998, aprirono il primo brewpub trappista.

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